Ouzo amaro e cannella ateniese

Lo scrittore e giornalista Patrizio Nissirio parla dell suo rapporto con la Grecia

Tempo d’estate. Atene – Roma in videochiamata. No, questa volta non si parla di notizie, magari serie o drammatiche, si chiacchiera di cose più leggere, e soprattutto si parla in greco. Patrizio Nissirio, responsabile di ANSAmed, il servizio multilingue dell’ANSA sul Mediterraneo, un nonno greco e una famiglia che ha vissuto a Rodi, è un ponte tra le sue due patrie. Autore di tre libri sulla Grecia, ha molte storie da raccontare sulla “sua” Grecia.

Hai scritto che “ l’ospitalità dei greci non viene quasi mai intaccata dalla necessità di accogliere un numero enorme di turisti”. E’ questa la tua esperienza personale?
“E’ la mia esperienza personale, ma anche quella che ho sentito in moltissimi racconti di amici e conoscenti che hanno viaggiato in Grecia. Personalmente, ricordo un momento tra i tanti che mi sono capitati. Nel novembre 2013, ero a Rodi per scrivere il mio romanzo ‘Una ballata del mar Egeo’, e decisi di andare a mangiare in una taverna della città vecchi, chiamata Pizanias. La signora mi disse che avevano
ormai chiuso, ma che se mi accontentavo, mi avrebbero dato da mangiare quello che stavano cucinando per il loro pranzo. Così mi sistemarono un tavolo al sole e mi servirono triglie fritte, insalata, vino, e vari ‘meze’, i piccoli piatti tipici della cucina greca. Alla fine, quando chiesi il conto, mi dissero, ‘lei è l’ultimo cliente dell’anno, non fa niente, ci paga l’anno prossimo’. Ecco a me una cosa del genere è successa
solo il Grecia, e non in un paese dove non si è mai visto un turista, ma in un’isola che ne accoglie centinaia di migliaia ogni anno”.

Il tuo libro sulla crisi greca si chiama Ouzo Amaro, un titolo carico di riferimenti nella cultura italiana – con la sua citazione di ‘Riso amaro’ – e in quella greca, dove ricorda il celebre film ‘Amaro’. Cos’è per te la crisi greca?
“Ho sempre tentato di raccontare non solo i meccanismi economici e politici della crisi, ma anche e soprattutto i loro effetti sulla vita delle persone. Sui ragazzi che non trovavano lavoro, o se lo trovavano pagava 400 euro al mese, sui negozi che chiudevano, sui pensionati poverissimi. Ora la Grecia sta uscendo dalla crisi, ma troppi, media internazionali continuano a raccontarla come se nulla fosse cambiato. Certo i problemi sono ancora molti, grandi e ci vorrà del tempo, ma la Grecia si sta risollevando e la resistenza dei greci è un esempio di orgoglio e dignità che tutti dovrebbero guardare con rispetto ed ammirazione”.

«Atene, cannella e cemento armato» è il tuo terzo libroche ha a che vedere con la Grecia. Prima che il lettore si avventuri in una passeggiata solitaria attraverso la città, legge la frase provocatoria “Però Atene è brutta”…
“E’ la frase che dicono quelli che ad Atene sono stati solo per qualche ora, prima di prendere la nave per qualche isola. Il libro vuole mostrare che non c’è solo un eccesso di cemento armato, che certo non rende la città particolarmente bella, ma anche la personalità di Atene, che si può percepire solo stando con tutti i sensi aperti . Così si entra in un luogo pieno di suggestioni, profumi, immagini di mondi lontani ed esotici, che per me è riassunto dal profumodella cannella, in particolare quella che si sparge sopra i loukoumades, fritti in qualche vecchio locale al centro di Atene. Per raccontare questa città, di cui io sono ovviamente innamorato, ho usato diversi scrittori contemporanei greci, che spesso hanno reso. Atene la protagonista dei loro scritti. Basti pensare a Petros Markaris: la sua Atene è in primo piano, co -protagonista accanto al commissario Kostas Charitos”

Dal 2001 al 2004 sei stato corrispondente dell’ANSA da Atene. Qual è stata l’esperienza professionale che ti ha coinvolto di più?
“Sicuramente le Olimpiadi, ma anche la vicenda del gruppo terroristico 17 Novembre, che fu sgominato in quegli anni. Una storia che all’inizio non interessava i media italiani, ma che raccontammo ogni giorno fino a portarla sulle prime pagine. A partire dall’esplosione della borsa di Savvas Xiros al Pireo, che diede inizio alla fine del gruppo. Ricordo che dissi al mio collaboratore Apostolos Athanasopoulos, di dare 10 righe su quella storia, ancora poco chiara. Il giorno dopo, da una nave (eravamo a Rodi per un evento
di lavoro), io e la collega Theodora Tongas della AP fummo costantemente al telefono con la polizia. Con la linea che cadeva in continuazione. Una storia straordinaria, quella di 17 Novembre, con i suoi legami
politici e familiari tra i membri del gruppo. Drammatica ma anche piena di spunti interessanti per un lettore che non ne sapeva nulla, quello italiano”.

Un’esperienza dei sensi in Grecia?
“Vedere il cielo stellato a Monte Athos, dove ci sono pochissime luci. Mai visto niente del genere. Ho avuto il piacere di essere ospite del monastero di Milopotamos e di padre Epifanios, un monaco-chef che ormai ha una notorietà internazionale. Un uomo di spiritualità ma anche molto moderno. Mi venne a prendere col fuoristrada, due cellulari e indossando un paio di RayBan da sole. Quasi una rockstar. La sera cucinò per me ed alcuni suoi confratelli, e poi ci mettemmo fuori dal monastero, su una terrazza che dava sul mare, in silenzio a contemplare le stelle. Un ricordo incredibile.”

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